La barzelletta tedesca

Ci sono capitoli della propria vita all’estero, specialmente agli inizi, che si vogliono cancellare un po’ per il malessere vissuto, un po’ perche’ si pensa che siano passi obbligati di un processo che, per forza, deve portarti ad una fase di miglioramento.

Invece ogni tanto PAM! proprio quando stai finalmente vivendo un periodo di tranquillita’ in cui pensi che tante cose si siano regolarizzate arriva una sorpresa alquanto sgradita che mette in dubbio la tua capacita’ di comprensione verso la cultura in cui, a forza di dai e dai, hai voluto integrarti ed adattarti. Ebbene questa pugnalata alle spalle ci e’ arrivata in questi giorni e mai e poi mai ce la saremmo aspettata, per questo vogliamo raccontarvi anche un po’ di cose sui falsi miti che circolano sulla Germania e sulle sue istituzioni.

Ma, visto che sono italiana, ve la racconto in forma di barzelletta (altrimenti sarebbe da piangere). Bene, la storiella e’ questa:

C’era una volta una coppia di giovani laureati, lui spagnolo e lei italiana. Entrambi decidono, per un motivo o l’altro, di trasferirsi a Monaco di Baviera per aprirsi a nuove opportunita’ professionali. Il caso li fa incontrare, innamorare, sposarsi e – in concomitanza a questo naturale processo di vita – trovano il tempo per affinare l’uso del tedesco, integrarsi, conoscere il paese e la cultura in cui vivono. Fin qui tutto banale no? Dietro questo processo di integrazione pero’ ci sono vari passaggi obbligati come ad esempio il registro di domicilio, il registro di spagnolo/ italiana all’ estero, le dichiarazioni dei redditi annuali, il registro del proprio nuovo stato civile e, per ultimo, della nascita di un figlio. Insomma, in sette anni questa coppia e‘ diventata cittadina tedesca quasi al 100 % (ancora non possiede la nazionalita’ tedesca ma ne avrebbe pieno diritto) che paga tasse, affitto, contributi con regolarita’ e svolge la sua vita quotidiana nel normale corso degli eventi.

Poche settimane fa l’ufficio personale dell’azienda di lui invia pero’ una strana notificazione in cui viene chiesto se il domicilio sia stato recentemente cambiato, dato che l’Agenzia delle Entrate tedesca non e’ in grado di fornire un documento rispetto alla sua posizione fiscale. L’ interessato, che nomineremo come „A“ risponde che naturalmente no, il domicilio e’ rimasto da tre anni invariato e, sotto consiglio dell’ufficio personale, si presenta all’Agenzia delle Entrate per chiedere un chiarimento.

Grazie alla svegliataccia mattutina e a un po’ di pazienza „A“ si reca all’ufficio di competenza e in un tempo relativamente breve gli viene assegnato un funzionario che, davanti alla situazione, sbarra gli occhi e gli domanda ripetutamente se non sia stato cambiato il domicilio. „A“ si sente naturalmente preso in giro – dichiarazione dei redditi 2018 da poco presentata ndr- e ordina un immediato ripristino dei dati personali, cui il funzionario, per fortuna, reagisce celermente.

La faccenda sembra essersi risolta e…invece: dopo due giorni arriva un altro avviso dell’Agenzia delle Entrate che avvisa come la sorgente del problema sia l’Ufficio Anagrafe. Si’, avete capito bene? L‘ ANAGRAFE. Dopo sette anni in Germania, senza un preavviso diretto, senza scuse, „A“ e‘ stato tolto dall‘ Anagrafe.

CLICK – RESET – LÖSCHEN – RAUS – DU BIST NICHT MEHR DA – CIAO CIAO – ADIOS.

Ragazzi, questa si che e‘ FANTASCIENZA. UAU.

La barzelletta pero’ va avanti…ehhh si…vuoi che finisca qua? „A“ fa la seconda levataccia del giorno, fa scorta di pazienza e buonumore e si presenta all’Anagrafe di Monaco per chiarire la faccenda. Questa volta pero’ il funzionario non e’ simpatico ne’ collaborativo come il primo e insinua addirittura arrogantemente che prima della cancellazione gli sono stati inviati due avvisi di richiesta chiarimento della propria posizione.

MA QUANDO? MA DA CHI? MA SOPRATTUTTO: PERCHE’?

Bene gente…adesso l’ultima chicca di questa via crucis e’ che la societa’ immobiliaria deve compilare un modulo in cui conferma i dati di residenza di „A“ per poi mettere a tacere anche l’Ufficio Anagrafe. Penso che a veramente pochi immigrati sia successo qualcosa di analogo (siamo sfigati, lo so), ma io agli uffici anagrafe di Monaco ho preparato una letterina e mi piacerebbe tanto che un giorno qualcuno la leggesse e mi dicesse una semplice parola che i tedeschi non conoscono tanto e suona come „SCUSA- ENTSCHULDIGEN SIE“. La letterina da quinta elementare recita:

Cari Uffici Anagrafe della Citta‘ di Monaco di Baviera,

ci conosciamo da tanto. Nel lontano 2012 abbiamo affrontato per voi le prime lunghe file con il biglietto in mano e abbiamo penato ore ed ore per ottenere il benedetto Anmeldung. Poi questa fila l’abbiamo ripetuta per il matrimonio (bellissimo, eravamo quattro gatti ma ci avete commosso) e per la nascita del nostro piccolo Terremoto.

Da sette anni non ne sgarriamo una, siamo forza lavorativa immigrata di prima scelta. Lavoriamo per voi, paghiamo le tasse per voi, versiamo i contributi per voi, insomma la baracca sta su anche perche’ come tanti coetanei ci mettiamo d‘ impegno veramente, riconoscetecelo. Pero’ questa cosa della cancellazione dal Registro no eh? E’ stato uno scherzo di cattivo gusto. Perche’ ste notificazioni di cui parlate non sono arrivate per niente e poi, sinceramente, i controlli li dovete fare a ben altre persone che fanno i furbi, ma non azzardatevi piu’ a farlo con noi.

Ah e aggiungo: quel tono arrogante ve lo sareste potuto mettere in tasca. Quelli che in realta’ dovrebbero essere arrabbiati o infastiditi saremmo noi, non voi. Perche’ dietro a quel „CLICK- CIAO“ ci sono tanti sforzi e sacrifici che non immaginate e che non potete ridurre a uno sfogo del minuto. Quindi datevi una calmata… el „puto papel“ lo riceverete nei prossimi giorni ma quel „SCUSA- ENTSCHULDIGEN SIE FÜR DIE STÖRUNG“ noi non so quando mai lo riceveremo indietro.

Chiudo.