Una giungla chiamata Monaco di Baviera

Mi devo sbrigare, sono come sempre in ritardo! Carolina e’ una di quelle amiche che arriva al bar cinque minuti prima e questa volta non la voglio far aspettare; sono quasi due anni che non ci vediamo e so che non vede l’ora di raccontarmi tutto della sua esperienza di lavoro in Messico.

Corro giu’ per le scale della stazione metro sotto casa mia e vedo che il prossimo treno ha un ritardo di quindici minuti…quindici minuti??? Questa proprio non ci voleva! Per una poi come me che dopo vari anni tra i tedeschi e’ diventata piu’ impaziente che mai e’ una gran seccatura. Mi siedo e respiro profondo…intanto Carolina la devo pur avvisare e per l’ennesima volta scusarmi.

Finalmente dopo quarantacinque minuti arrivo al bar e lei, che e’ una santa, mi accoglie con un sorriso che scaccia tutti i miei “scusa”, “perdonami”, “maledetta metro”. Cosi’, davanti a un te’ bollente, iniziamo a chiacchierare:

„Non ti devi preoccupare, nel frattempo ho potuto rispondere a varie email che avevo in sospeso“

„Ah, per fortuna! Guarda…e si’ che ero partita cinque minuti prima per sicurezza e invece…la metro mi tira matta“

„Si, mi sono resa conto che la Monaco che ho lasciato due anni fa non e’ minimamente la stessa che ho ritrovato ora“

„Vero? La metro e’ una catastrofe, se poi ti metti in auto peggio che peggio…ti incastri nel traffico o ci metti ore a trovare un parcheggio. Un vero vespaio“

Un vespaio.

Non la potrei definire con un termine migliore questa citta’, cresciuta cosi’ tanto negli ultimi anni da aver lasciato basite perfino le amministrazioni locali, quasi non avessero potuto prevederlo in tempo.

Basandoci sul fatto di essere tra le citta’ tedesche piu‘ ambite per posizione, qualita’ della vita e opportunita’ economiche, Monaco e’ in dieci anni arrivata a quota 1,55 milioni di residenti, la quota piu’ alta mai registrata dal 1950. A questo numero si aggiunge la quota diaria di pendolari (ca. 540.000 al giorno) che entrano ed escono dalla citta’ con la propria auto o sui mezzi pubblici.

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L’ impreparazione infrastrutturale a questa invasione ha avuto effetti devastanti sulla qualita’ di vita, che si sono tradotti in una crescente forbice tra domanda ed offerta, oltre che a un peggioramento della vivibilita’ stessa di questa citta’.

A tutti i nuovi arrivati dico sempre che “a Monaco e’ piu’ facile trovare un lavoro che un tetto”.

Il primo scoglio e’ infatti la ricerca di un appartamento, quanto meno di una stanza. Non parliamo dell’acquisto di un immobile, il cui prezzo medio a metro quadrato e’ giunto a 6.500 €/m² (anche non in centro citta’).

E cosa ti tocca vivere per diventare un “Münchner” al 100%? Prima di tutto le liste di attesa, interminabili.

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La prima riguarda il processo di selezione come futuro affittuario/ proprietario di una stanza o di un immobile. Li ti devi presentare di persona, con dovuto anticipo, copia del contratto e dell’ultimo estratto dello stipendio in mano, e sfoggiare un sorriso e una simpatia ineguagliabili per scalare gli sciagurati concorrenti presenti allo stesso appuntamento. Solo cosi potrai ambire ad entrare nella cerchia dei prescelti.

Poi, una volta lasciata la tenda sotto il ponte per entrare nel sistema arriva il secondo passo: fare coppia, eventualmente sposarsi e/o avere figli. Qui la pendenza della salita si fa sempre piu’ alta! Prima di tutto nel riuscire a trovare una casa adeguata e poi nel farsi quell’idea nella testa per cui, su tutto “chi prima arriva prima alloggia”.

Alcuni esempi?

Per sposarsi in Comune abbiamo dovuto organizzarci quasi un anno prima (solo per richiedere appuntamento). Poi e’ arrivato il progetto figlio e li’ e’ iniziato il vero rock’n’roll. La preiscrizione al nido e la ricerca di un’ostetrica l’ho dovuta inoltrare al terzo mese di gravidanza, quando ancora non avevo visto di che forma fosse fatto mio figlio. Per non dire la messa in lista d’attesa per l’ospedale! Qui le partorienti arrivano al minuto e mettono al mondo i figli in batteria; le sale parto sono cosi costipate che, anche se hai fatto tutto il processo di visite e diagnostica in una clinica, il giorno della nascita vieni spedita in una struttura dall’altra parte della citta’ per mancanza di sale parto e personale disponibili. Il delirio, vero? Dal 2004 al 2017 la quota di nascite e’ salita del 40%, arrivando nel 2016 a 18.107 nascite annue, molte delle quali da madri di nazionalita’ non tedesca. Monaco e’ diventata per questo una citta’ giovane, giovanissima, piena di studenti e lavoratori tra i 20 e i 40 ma anche di bambini e business correlati all’infanzia, presenti ad ogni angolo. Poi con la ricerca del pediatra…lasciamo perdere…altra epopea da meritare un articolo a parte, con dovuti accenti di ironia.

Insomma, vivere a Monaco non e’ sempre un idillio come si potrebbe pensare. Questa sensazione di “stress da concorrenza” sempre sulle spalle e’ talvolta insopportabile…e se lo si attribuisce alla gestione della propria persona e’ un conto, ma il carico di gestione di una famiglia di due, tre, quattro bambini richiede qui la pazienza di un Dalai Lama. Ti devi mettere in fila per tutto e mantenere uno status di vita medio-alto per venire a capo con le spese mensili e vivere – cosi io dico – dignitosamente ma mai splendidamente.

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A volte ci ragiono pure un po’, su questo status delle cose e mi domando come stia evolvendo il concetto di “societa’ europea democratica”.

Sono emigrata all’estero per scelta, con un titolo di studio universitario e un buon curriculum in mano, mi sono data da fare e ho raggiunto alcuni degli obiettivi che mi ero premessa con i dovuti sacrifici. Ma se fosse cambiato minimamente qualcosa come: se non avessi studiato? Se non avessi avuto abbastanza supporto per imparare una professione che mi avesse potuto dare quello che ho adesso? O se mi fossi sposata con un uomo diverso?

Come sarebbe andata a finire, se avessi scelto strade anche di un millimetro diverso da quelle che ho intrapreso?

Tra il mio caso e quello di tanti miei coetanei c’e’ un confine sottile, che segna indelebilmente il mio futuro e poi quello di mio figlio. E un ritmo di vita esigente, ancor piu’ in una citta’ “ricca” come Monaco, che regala tante possibilita’ ma a che prezzo? Quello di una “felicita’ democratica”? O di una scontentezza dettata dal continuo – e triste- confronto ai fini di una selvaggia sopravvivenza sociale?

Carolina ed io sorseggiamo il te’, due donne tanto diverse, ma ugualmente conviventi con una giungla urbana cosi feroce. Forse sono stati proprio momenti di condivisione come questi a farci dimenticare tutti i disagi e le fatiche vissute. Amicizie preziose in un caos urbano malato, tesori con piu’ valore di un metro quadrato o di ore di file d’attesa.

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