Il treno dei bambini

Il “Treno dei bambini” e’ un romanzo che si mangia in un viaggio, come quello che Amerigo ha dovuto affrontare, a sette anni, lasciando la sua Napoli per arrivare nella fredda ed umida Ancona.

Tra le righe di Viola Ardone, tradotte in piu’ di venticinque lingue, si coglie la disperazione del Meridione italiano nel Secondo Dopoguerra, una situazione sociale grave il cui prezzo piu’ caro sono i bambini a pagarlo, sin dalla piu’ tenera eta’. Le cooperative comuniste del Nord Italia sono le prime ad attivarsi sul campo in collaborazione con referenti locali, offrendo a questi bambini la possibilita’ di sfuggire dalla miseria e dalla denutrizione come ospiti di famiglie adottive, per periodi piu’ o meno lunghi della loro vita.

La vita di uno di loro, Amerigo, viene raccontata in due tempi, l’infanzia e la maturita’ di un uomo che scampa il declino diventando un musicista di successo ma portando nel cuore un fardello pesante, quello della separazione dalle proprie origini e del rapporto profondo e a tratti irrisolto con la propria madre.

Ero un bambino ma lo sapevo che eri bella. Non bella come una madre puo’ sembrare al figlio. Io sentivo che tu piacevi agli uomini. Avvertivo i loro sguardi al tuo passaggio, le loro parole cariche di sottintesi. Quando sono nato io, eri cosi’ giovane, i genitori li avevi persi entrambi, tuo padre al fronte, tua madre sotto un bombardamento. Tu ti eri salvata e ti eri messa a fare la sarta per sopravvivere. Piccoli lavori, qualche rammendo. Non hai mai voluto chiedere niente a nessuno. Gli uomini che hai avuto ti hanno lasciato solamente figli. E tu, che cosa mi hai lasciato, che cosa mi resta di te? Forse il tuo modo di guardare la vita sempre un po’ di traverso, con il sospetto che sotto sotto ci sia la fregatura. E quell’aria taciturna. Io, che da bambino ero stato un chiacchierone, adesso, nella maturita’, con il doppio degli anni che avevi tu allora, ho finito per somigliarti. Parlare non e’ piu’ arte mia. L’ingenuita’ di quegli anni si e’ trasformata in una maschera di indifferenza, e la franchezza di allora nell’attitudine a mentire.

Il treno dei bambini, V. Ardone

Questo romanzo mi e’ piaciuto per la sua narrativa, priva di fronzoli e a tratti ironica, dolcissima ma anche irruente come lo e’ il protagonista, che nonostante la sua giovane eta’ gode di una forza d’animo e di una dignita’ personale fortissimi, qualita’ di cui molti italiani migranti da Sud a Nord hanno saputo e sanno continuamente dimostrare.

Vi consiglio caldamente di leggerlo e, se ci riuscite, di non bloccare qualche lacrima di commozione che vi arrivi agli occhi. Le emozioni vanno vissute, soprattutto se a portarcele sono anime nobili come i bambini.

Se volete saperne di piu’, ecco il link dell’intervista di La Repubblica a Viola Ardone:

https://napoli.repubblica.it/cronaca/2018/12/15/news/viola_ardone_la_mia_infanzia_tra_arenella_e_sanita_e_la_mia_vocazione_tra_scrittura_e_insegnamento_-214365311/?refresh_ce