Deutsche (dòice) far niente

C’è un’immagine un pò stereotipata che abbiamo dei tedeschi in giro per il mondo.

Nella nostra testa scorrono inevitabilmente alcuni aggettivi come “freddi/ poco empatici”, “lavoratori”, “fanatici di birra e würstel”, “con poco gusto estetico” eccetera. Di certo non possiamo negarne l’evidenza di alcuni ma forse non abbiamo focalizzato mai abbastanza quanto la LUCE NATURALE e le TEMPERATURE possano influire sull’indole e sul temperamento di una popolazione.

La scorsa settimana abbiamo toccato i 40 gradi.  QUARANTA. Lo scrivo in grande perché oltre alla mia grossa preoccupazione per il surriscaldamento globale (state seguendo il fenomeno del permafrost in Siberia?) per un tedesco leggere questa temperatura sul tabellone digitale può generare un vero e proprio black-out mentale.

Monaco di Baviera ha temperature medie annuali oscillanti tra -4 e +24 gradi e il periodo piu’ soleggiato e temperato dell’anno – previa mancanza di precipitazioni – si situa tra fine giugno e fine agosto. Capirete bene che se nove mesi su dodici si rimane in una certa apnea di luce e calore, appena questi arrivino, qualsiasi essere vivente cambi radicalmente il proprio umore e organizzi la propria giornata in maniera tale da rimanere all’aria aperta piu’ a lungo possibile.

Per questo i tedeschi, ligi mattinieri, iniziano la loro giornata lavorativa prestissimo per poi uscire (soprattutto i venerdì) il prima possibile e incontrarsi con amici, partner e figli a bordo fiume, lago o piscina e trascorrere del tempo assieme. Montagne di lavoro vengono risolte in metà del tempo usuale o semplicemente rimandate (cosa per noi italiani praticamente impensabile) per trarre frutto dallo stare all’aria aperta e immergersi nel cosiddetto “DEUTSCHE FAR NIENTE”.

Il risultato agli occhi di un “non tedesco” è naturalmente un pò straniante: non si capisce questo improvviso cambio di rotta, lo giudichiamo a dir poco controverso, quasi esagerato.

Da parte mia posso solo dirvi di provare un sentimento particolare misto a tenerezza, quasi come se vedessi un orso famelico trasformarsi in un peluche di ciniglia. Il paragone è un pò ironizzante, ma penso delinei quella sottile linea di fragilità che si nasconde dietro un’apparenza di marmo (tratteremo questo aspetto in altri capitoli).

Ho chiesto pure ai miei colleghi consigli sui migliori luoghi di Monaco in cui OZIARE e ne ho raccolto una collezione per voi. Adesso non vi resta che annotarveli bene, organizzare costume da bagno, asciugamano e crema solare e mischiarvi nella calca delle playas monacensi. Ah e mi raccomando: non dimenticatevi le birre!!!