Quello che sto imparando

In Germania vige un silenzio latente e vari segnali mi inducono a pensare negli albori di una nuova pandemia. Le informazioni degli ultimi giorni mi hanno attraversata come un fiume in piena e, nonostante non possa essere cosciente al cento per cento della situazione, mi sforzo nell’essere vicina, almeno con il pensiero, ai miei amici e familiari.

Data la mancanza (o esubero) di testimonianze sul tema ho deciso di inziare un piccolo diario expat della quarantena, il mio racconto personale dell’evoluzione di questo fenomeno a Monaco e di tutti gli eventi che coinvolgeranno la mia famiglia da vicino. Cio’ che momentaneamente posso affermare e’ che, al di la’ della tragedia, questo momento storico sta facendomi riflettere su molti temi che mi e vi coinvolgono da vicino tutti i giorni, a prescindere dalla natura della situazione in cui ci troviamo:

Siamo tutti portatori di responsabilita’.

Dallo spazzino al CEO di una multinazionale. Si’, e non smettiamo mai di dare esempio, sia fuori che – soprattutto in queste ore – dentro le mura di casa, ai nostri familiari e ai nostri figli. Quindi rendiamoci conto che ogni scelta che assumiamo puo’ avere sempre delle ripercussioni (anche negative!) sugli altri e in futuro anche su di noi stessi. Questo senso sociale, e se vogliamo civico a grande scala, e’ qualcosa che “educa e si educa” attraverso gesti anche piccoli, ma non scontati.

La salute fa girare il mondo

ed e’ un bene comune che va difeso e tutelato. Ci accorgiamo di quanto importante sia essere sani solo dopo aver affrontato una malattia, un’operazione, o quando iniziamo a invecchiare o viviamo da vicino una disgrazia. Venire al mondo sani e’ una fortuna che ci e’ stata data dal caso e senza la quale non potremmo accedere alle miriadi di possibilita’ che la vita ci offre.

Nessuno di noi e’ insostituibile,

prima o poi qualcuno o qualcosa ci fermera’ o meglio rimpiazzera’. La natura ce lo insegna continuamente: tutto, anche noi, non siamo che pedine di un ciclo che non puo’ ne’ deve essere forzato. Sviluppare questa consapevolezza e’ per molti difficile, questo perche’ l’uomo, ancor prima dell’Illuminismo, e’ sempre stato ossessionato dal mito di una “giovinezza senza fine”. Bisogna promuovere un vivere sostenibile, non falsamente insostituibile.

Bisogna saper accettare se non apprezzare cio’ che ci arriva

trovandone un senso e un’occasione di riorganizzazione della nostra esistenza. Questa cosa me la insegna ogni giorno mio figlio. Con lui non si possono fare piani a lungo termine, tutto va sempre riorganizzato in base a cio’ che lui e’ e si sente di essere. Su questo c’e’ anche un detto greco antichissimo e tuttora in uso, per cui nella vita e’ inutile fare tanti piani, perche’ gli dei osservandoci ci deridono, continuamente.

Non c’e’ male che non venga per nuocere.

E dopo la tempesta c’e’ sempre un arcobaleno. Di ricominciamenti. Solo se sappiamo leggere tra le righe una crisi e tramutare l’attesa in preparazione sapremo valicare la ripresa, per quanto lunga e dura essa possa essere.

Il silenzio e’ (quasi sempre) prezioso.

Oggigiorno ci riteniamo un po’ tutti, e anche senza rendercene conto, dei tuttologi. Amiamo alzare la voce, gridare attraverso i media, quando nella vita di tutti i giorni siamo persone ordinarie se non banali, ognuno con la propria umanita’. La condivisione, se fatta, deve essere sana. Dobbiamo smetterla di crederci tutti medici, ricercatori, studiosi. Dobbiamo lasciare il tempo scorrere e starcene zitti. Dobbiamo solo condividere attenzione, sensibilita’, discrezione ed affetto. Basta una chiamata, o un semplice “come stai?” per sciogliere un nodo.

Un abbraccio (disinfettato) da Monaco, Alessandra