Cara nonna ti scrivo

Cara nonna, ti scrivo questa lettera a poco piu’ di un mese da quando sei mancata e sono successe tante cose da quando ci hai lasciato.

Da allora ti ho pensata spesso; il vuoto che hai lasciato è stato grande ma quello che mi hai insegnato è tornato, alla luce delle ultime vicende, vivo piu’ che mai.

Da settimane il mondo intorno a noi si è rovesciato, e te lo dico senza toni ironici, benedicendo il fatto che te ne sia andata giusto prima dell’inizio di questa catastrofe. Sei nata al principio di una guerra e per fortuna non hai dovuto soccombere sotto l’esplosione di una seconda, o meglio terza.

C’è un male grande tra di noi nonna, che circola. Cercano di capirlo, e di curarlo, ma non sanno ancora precisamente cosa sia e di che materia sia fatto. Comincia come una semplice influenza, poi, (dicono) si evolva in un qualcosa di mostruoso che ti toglie il respiro e l’anima. Circola alla velocità della luce tra la gente, crea panico e confusione, gli ospedali in Italia sono in difficoltà, le piazze vuote, è un gran pandemonio. I governi dei vari paesi europei prendono misure drastiche, al lavoro e a scuola non possiamo piu’ andare, ci ordinano di chiuderci in casa e di non vederci con nessuno. E’ triste nonna, ma almeno il pane non manca e la gente non viene ancora alle mani. Le piazze sono vuote sì, ma i cuori pieni di preoccupazione, tristezza, paura. Le persone cercano di stare unite come possono, grazie a internet e telefono cercano di chiamarsi e di sentirsi vicini, anche solo con poche parole, a distanza.

In Italia sono morte nel momento in cui ti scrivo 5.476 persone. Il nostro amato paese è al momento quello piu’ colpito al mondo e a soffrirne di piu’ sono le persone anziane ed ammalate, i piu’ deboli come lo eri tu. Questo male le porta via rapidamente, senza lasciare ai loro cari la possibilità di un ultimo saluto. E’ triste vero? Si, lo è, ma lo è, cara nonna, soprattutto quello che questo male ha tirato fuori dalla gente.

Vorrei non ammetterlo, ma a tanta gente il valore della vita propria ed altrui non è stato insegnato. Pensano ad essa come qualcosa da sfidare piu’ che da preservare, fanno delle regole un’occasione di trasgressione, riempiono le loro vite di superfluo e compiono gesti irresponsabili. Si dividono tra la paura e l’arroganza, come leoni feriti da una pallottola ma reticenti nel lasciare il campo di battaglia. Cuori senza pace, che la vita non ha ricompensato attraverso sentimenti sinceri e gesti corrisposti. Cuori cui non è stata dedicata un’educazione paziente, un esempio di tolleranza, un racconto instancabile di esperienze passate.

Dove rimane il senso di tutto questo? Pensano davvero che tutto questo sia un gigantesco videogioco in cui bisogna arrendersi ad un inconfutabile principio darwiniano?

La verità è che nessuno desidera la morte, nè per sè nè per i propri cari. A prescindere dalla sofferenza e dal dolore, pochissime persone sono veramente preparate ad affrontarla e questo me l’hai insegnato in primis tu, che hai lottato fino alla fine per mantenerti su questo mondo e che ci hai lasciato quando hai capito che il tuo peso era diventato insostenibile.

Sono stata fortunata, ad averti avuta. Mi hai cresciuta come una madre e mi hai insegnato il rispetto e l’amore per le persone anziane, il valore della famiglia e della salute, il rifiuto dell’egoismo e una cieca, fiduciosa interiorità. Quando sono diventata io stessa madre mi hai detto:

Alessandra, coraggio, te ne servirà tanto

Eh sì nonna, coraggio ne serve e purtroppo non basta mai, a nessuno, anche in momenti come questi.

Coraggio ne hai avuto tu, in tanti momenti difficili della vita, come ne hanno avuto tanti coetanei della tua generazione quando hanno dovuto ricostruire un paese dalle macerie. E’ stata dura, durissima penso, ma avete visto un mondo lentamente ricomporsi, e i suoi abitanti decisi a non volere ripetere gli errori commessi in passato. Spesso mi dicevi che nulla è brutto quanto una guerra e adesso, finalmente, comincio a farmene un’idea.

A volte penso che questo vuoto tra presente e passato, questa non comunicazione generazionale sia un cancro che stia rodendo la società da dentro. Il progresso e la tecnologia ci hanno fatto annusare il profumo dell’onnipotenza, e così ogni essere umano cresce in questo mondo sempre piu’ convinto di poter fare a meno degli altri, soprattutto del proprio passato, per portare avanti sogni di immortalità.

Ciò che contraddistingue l’uomo rimane però proprio questo: il potere del ricordo. Attraverso il ricordo l’uomo orienta la propria esistenza, la trasmette, la migliora. Il ricordo in cui vivi tu, e tutto quello di buono che mi hai insegnato, mi è servito per mantenermi in piedi nelle situazioni difficili, anche quando i mezzi, l’energia e la presenza dei miei familiari scarseggiavano. Insomma nonna, il ricordo mi ha permesso di mantenermi retta e felice per quello che ho e ho acquisito o perduto, riceverò o donerò, inizierò o lascerò.

Per tutto questo, e per la scorta di coraggio che mi hai messo in valigia, vorrei dirti grazie, includendo tutta la tua generazione che del nostro Bel Paese ha fatto un sorriso di speranza, anche nel bel mezzo di una guerra. Forse adesso, ricordandovi, ce la faremo, e ci rialzeremo, forse un pò piu’ acciaccati dentro ma piu’ consapevoli, ed uniti.